sabato 21 aprile 2012

Discussioni (e critici)

ComicOut siamo pochi. Ma possiamo essere tanti. Lavorare per il fumetto. Fare che si dica di più e meglio. Troviamoci e parliamone.
Torno sull'argomento di un post del 25 marzo:
dicevo...
«I lettori si dividono in gruppi grossomodo così:
A) quelli che fanno da soli, scoprono le cose in libreria , fumetteria e sulle pubblicazioni di servizio (in carta)
B) quelli che in rete seguono dei forum, ne discutono con amici e gente di cui sanno i gusti, senbbene con nessuna autorità in materia (e succede in rete e dal vero)
C) quelli che seguono alcuni precisi recensori o critici, ma anche se simili a loro per gusti, senza obbedire ciecamente.
D) Quelli che badano soprattutto alle segnalazioni, ai generi, ai temi trattati, che curiosano un po' ovunque.
E) quelli che alla fine preferiscono le (dis)oneste schede degli editori». 

In realtà il riferimento era anche a un post precedente, questo

La critica è un'ombra sommersa.  I quotidiani e i magazine di fumetto non vogliono parlare se non ci sono 4 o 5 parole chiave: Topolino, Tex, Dylan Dog, Graphic Novel... e mettiamoci anche Graphic journalism, eros. Vero giornalisti? Confermate?

Il tema di quel post più vecchio erano i recensori in rete.
Sono tanti, ma non poi così tanti quelli consolidati, "ufficiali". Sul prossimo «Scuola di Fumetto» (in uscita tra pochi giorni, in coincidenza con il Comicon, dove ci trovate allo stand E10) abbiamo scelto un campione vario e diversificato, certo non completo (in quanto campione, ovvio) di 4 critici-blogger e li abbiamo intervistati.
Poi, pochi giorni fa, un articolo polemico di Matteo Stefanelli. Mentre sul prossimo numero (l'81) di «Scuola di Fumetto» lui è tra 4 critici online intervistati. 
Che dire? La critica esiste? Nel senso esistono critici autorevoli DAVVERO per i lettori?
O i lettori preferiscono fare da sé? In questa foto i curiosi lettori dei diari disegnati, mostra a Viterbo per libri immaginari)

Ho l'impressione che la recensione, dai suoi stessi scrittori, sia spesso confusa. Da una parte troviamo scopiazzature dalle scehede editoriali e delle presentazioni ufficiali (sia che la recensione sia in rete che su carta), dall'altra autori di poco approfondite recensioni, pronti a considerarle "articoli" (parlo per esperienza diretta. Una grande confusione. La recensione non è un saggio, ma dovrebbe porsi da una parte come scheda approfondita e lettura guida, dall'altra come accenno critico e di approfondimento. Accenno, data la sua brevità e lo scopo comunque segnaletico.
Quanto sono utili?
Dal piccolo test fatto qui poco, forse le segnalazioni, con qualche appiglio che riesca a farci capire se l'opera può interessarci o meno, servono di più. Altrimenti urgono approfondimenti. Ma non partigiani e elogiativi o dispregiativi o saccenti. Occorre rivedere la critica, che anche per la storia dell'Arte ha lasciato molto a desiderare. La filologia, i riferimenti, le note tecniche, l'inserimento storico e artistico sono importanti.
Sento tutti elogiare Gipi, Bacilieri o Fior, ma ben analisi delle loro origini grafiche, culturali, letterarie. Ancor meno con autori come Makkox o Zerocalcare... il fumetto è giovane, le sue origini e i riferimenti più difficili, ma sul cinema si tenta la critica anche per i film di serie B... anzi, su quelli se ne fa parecchia! . Finiti i tempi in cui i Valvoline si rifacevano evidentemente a "zio" Feininger, fumettista ma anche pittore, completamente dimenticato il fumetto di ispirato alle sculture di Moore, un po' meno cancellato (ma in dissolvenza) l'Egon Schiele interpetato da Stano. Il comics sembra assai ombelicale, rinchiuso in se stesso, coem se i fumettari non vivessero in questo mondo visivo e letterario. Qualche riferimento pittorico quando evidente ed esplicito, qualche raro "padre" fumettistico e lì ci fermiamo.  E l'opera, nella sua compelssità di immagini, parole, ritmo e scansione, liquidata in due parole. Qualcuno ogni tanto ci prova. 
Eccone due o tre esempi trovabili in rete... altri trovateli voi.
 Barbieri   
E occorre parlare e fare critica, perché altrimenti l'informazione che passa ai lettori è questa: