giovedì 21 febbraio 2013

Il ritorno del re

un bozzetto di Bruno Brindisi con Dylan e Groucho ©SBE

Con una campagna pubblicitaria affidata alla firma prestigiosa di Young&Rubican, ma sul loro sito non ce n'è traccia, sbarca oggi in edicola la quarta ristampa di Dylan Dog, stavolta a colori, con nuove copertine di Bruno Brindisi e allegata a «Repubblica».
Per la colorazione si è lavorato digitalizzando (e, dunque, restaurando) le pellicole originali. Per ora sono programmate 50 uscite, con 3 storie per ogni albo. Saranno presenti anche interviste e articoli: si parte con una (rara) intervista a Sclavi. E fino a qui le notizie che sapevamo già tutti.

Quello che ancora non sappiamo, ma possiamo immaginare, è che almeno per i primi numeri sarà un boom di vendite.  La campagna pubblicitaria che ne accompagna l'uscita è comunque una campagna a favore del fumetto, che trascina non solo questa ristampa, ma tutto il fumetto di cui le edicole sono piene ma da cui raramente si svuotano. L'intervista a Tiziano Sclavi dovrebbe essere quella che trovate sul minisito che il gruppo l'Espresso dedica alla nuova collana, qui  Leggetela, merita perchè permette di conoscere un pochino meglio l'uomo oltre all'autore.
Bruno Brindisi, studi per vignette © SBE

martedì 19 febbraio 2013

Posti e mostre e BilBOlbul...

Vari e tanti i prossimmi appuntamenti e occasioni di incontro, per prima cosa ci saremo a BilBOlbul.

Ci troverete il sabato a gironzolare a Sala Borsa e nelle mostre, curiosando e intervistando Giardino o Jason o uno dei tanti autori presenti...
Jason

Vittorio Giardino

I nostri libri e Scuola di Fumetto li troveete sempre in Sala Borsa, allo stand che vende i fumetti, mentre accanto al tavolo dediche ci sranno gli autori (tra cui Laura Scarpa).
Questa mostra bolognese è tra le più importanti e la sola che non vuole essere una mostra-mercato, ma un grande avevnimento artistico.
Il Fumetto è Arte... scriveva Vincenzo Mollica nell'ultima pagina del «Grifo» tanti anni fa. BilBOlbul lo sostiene, portando grandi mostre dentro ai musei e nelle galelrie d'arte, ma anche in appartamenti e caffè... È tempo di pensare a modi diversi di guardare al fumetto, modi che non siano solo comprare i libri nelle mostre mercato, ma vivere diversamente le esposizioni e gli incontri con gli autori, magari coinvolgendo intere città, come è accaduto QUI per il teatro e l'arte. Non si tratta dunque solo di fumetto popolare o d'autore, di fumetto seriale o graphic novel, si tratta anche di coinvolgere diveramente i lettori e anche i passanti.
Un passo in questa direzione BilBOlbul l'ha fatto, occorre probabilmente farne altri.

martedì 5 febbraio 2013

Non siamo andati ad Angoulême - 4


Visto che non ci siamo andati, noi di Angoulême 2013 possiamo dire pochetto...


C'è stata polemica sul vincitore, Willem, con presunta votazione "popolare" deformata dalla giuria... ma è già sucesso altre volte. In caso di pochi voti di differenza ci si è affidati ai premi speciali: questa volta a Akira Toriyama.
Voci di abitués, professionisti che vanno tutti gli anni a godersi un bagno di fumetto,  riportano che questa edizione fosse in tono minore.
Ecco i quesiti che rivolgo a chi ci è andato:
Tono minore perché meno pubblico e uscite meno interessanti, insomma un calo del settore?
Tono minore perché la crisi economica fa stringere su tutto, allestimenti, edizioni, mostre, acquisti?
Tono minore perché la vecchia e gloriosa mostra a 40 anni le prime rughe e segni di cedimento?
È invecchiato il sistema, il meccanismo stesso, o la mostra si è gonfiata in troppe direzioni?

I quesiti sono interessanti perché non si fermano al caso Angoulême, ovviamente coinvolgono diverse questioni sul fumetto e sulle fiere e sui festival.

In primo, autorevole e acuto testimone è Claudio Curcio, fondatore e direttore di Napoli Comicon, dunque di una storica fiera italiana, ora anche casa editrice:
 «Quest'edizione mi è sembrata un'edizione di passaggio, sotto molti punti di vista: per motivi tecnici, come la fine del lavoro del direttore artistico Benoît Mouchart (che diventerà direttore editoriale di Casterman) o l'adozione di una nuova procedura (con polemiche annesse) per la scelta del Grand Prix, ma soprattutto perché mi sembra evidente che tutto il progetto del festival sia arrivato a un punto in cui alcune linee guida, che si seguono da 40 anni praticamente, cominciano a dare segni di stanchezza e che le polemiche stiano prendendo un po' troppo il sopravvento sullo stesso programma.

Polemiche tra l'associazione fondatrice del festival (con la città che lo ospita) e la società che lo gestisce (grazie a un contratto decennale che scadrà ne 2017), polemiche tra la direzione del festival e quella del Centro Nazionale del Fumetto e dell'Immagine (CNBDI, cioè il vecchio Museo del Fumetto, e questo ci mostra come tutto il mondo è paese), polemiche tra i grandi editori e i piccoli sulla visibilità e l'importanza data alle rispettive pubblicazioni (nel programma delle attività come nella selezione dei libri da premiare) e infine la polemica in seno all'accademia dei Grand Prix con i fautori dell'apertura al nuovo (capitanati da Lewis Throndeim), che nel cercare con troppa veemenza di far votare autori giapponesi, stranieri o in generale più moderni come produzione ottengono l'effetto contrario di far arroccare i "vecchi" su posizioni che si potrebbero definire conservatrici (salvo scoprire che Willem aveva ricevuto più voti di tutti dagli autori accreditati).
Se ci mettiamo il fatto che la crisi ha colpito anche la Francia (e quindi meno soldi per gli allestimenti scenografici, le attività e le presenze, di professionali e di pubblico) e il fatto che a causa della guerra in Mali e il conseguente piano di sicurezza, si dovesse essere quasi perquisiti all'ingresso di ogni padiglione (con conseguenti file ancora più lunghe del solito), è chiaro come questa edizione tutto sembrasse fuorché la celebrazione gioiosa di 40 anni di attività del più importante festival europeo (e forse non solo) di Fumetto.

Per finire, una nota positiva, perché mi è sembrato che dal punto di vista creativo l'offerta fosse come sempre ottima e ben assortita, come se la passione della maggior parte degli autori (siano essi esordienti o accreditati) fosse in qualche modo refrattaria alle tante polemiche. Insomma, è stato un festival come sempre molto stimolante, almeno per me, in attesa di una 41ma edizione che immagino con molti cambiamenti».


Oggi che significato può avere una fiera di fumetto? In che direzione si evolve? E il fumetto stesso quanto può influenzare, con la sua evoluzione, le manifestazioni a lui dedicate?
Rilancio dunque la palla non solo ai testimoni di Angoulême, ma anche a chi lavora nelle fiere e manifestazioni italiane.

giovedì 31 gennaio 2013

Non andiamo ad ANGOULÊME- 3



Non ci siamo, che Angoulême è già iniziata e noi siamo qua.
Abbiamo però uno sguardo attento sulla 40esimo Festival Internazionale de la Bande Dessinée. Un compleanno importante.
Come detto, tra qualche cambiamento e alcune polemiche, la più importante aver negato il pass a un noto giornalista, che pin passato aveva spesso fatto notare le pecche del Festival. Potete seguire l'affaire Didier Pasmonik su afNews e se volete sostenerlo su FaceBook.
Altre ombre? La concorrenza di cui Art Neuf, di cui ha parlato Matteo Stefanelli, che speriamo ci aggiornerà presto  anche riguardo al Festival di Angoulême...
Crisi o rilancio? Cambiamento di rotta?
Più un Festival per i fan e i lettori, o piuttosto luogo di cultura e incontri anche per autori ed editori?
Questa domande non si riferiscono solo ad Angoulême, ma alle scelte che devono compiere Festival e Fiere del fumetto, anche da noi.

Ecco come seguire da lontano il Festival:
Magari con un riassunto dei fatti qui e, perché no, con una carrellata sui suoi precedenti Grand Prix, qui (i filmati sono firmati Benoît Peeters, un grande sceneggiatore e studioso del fumetto) e qua quello su Blutch...





 




Dalla Francia partono molti influssi sul fumetto europeo, dunque occhi aperti sul Festival 40enne!
A presto.

giovedì 24 gennaio 2013

Non andiamo ad Angoulême - 2

Bisogna esserci ad Angoulême? Forse sì. Non esserci ci manca, ma anche ci solleva.
È un bell'impegno.
Smetto il plurale dell'Associazione e parlo al singolare di Laura Scarpa.
Le prime volte che andai ad Angoulême era più di 20 anni fa. Credevo fino a pochi minuti fa, che il mio ricordare i primi 10 anni come migliori dei successivi, fosse dovuto alla mia leggerezza nel viaggio e alla novità, alla giovinezza. Non è esattamente così, la mia memoria coincide con cambiamenti.
Le mostre meno ricche di fantasia e senso del magico, il museo che allora nasceva, con uno sviluppo divertente e didattico, ormai spostato e maggiormente ricco, ma apparentemente più dispersivo. E poi la mostra è sempre più grande e piena e dunque caotica, il successo è bello ma si paga.

Intanto segnalo (e parzialmente traduco) un blog che ho visto grazie a Matteo Stefanelli. 
10 anni fa la fiera francese era più bella non solo per me...
"Avec près de 1500 auteurs accrédités (très peu sont invités par le festival), leur logement, leur défraiement, la gestion des séances de dédicace, le coût du stand, la gestion du personnel et des stocks que cela implique, tout cela coûte un pont aux éditeurs qui doivent gérer une multitude de contingences annexes : les relations avec la presse, avec les éditeurs étrangers, avec les sollicitations des nouveaux auteurs qui viennent avec leur dossier sous le bras..."
Con 1500 autori accreditati (ma ben pochi sono inviatati dal Festival), molte spese complesse di stand viaggio pernottamento ecc. ecc. per gli ediotri diventa estremamente costoso. Non solo Dupuis è assente, ormai da anni. 
I giorni sono divisi tra accoglienza del grande pubblico, incontri e scambi con la stampa, di compra/vedita tra editori e agenti e incontri con nuovi autori... 
 La grande fatica sembra a volte scontrarsi con gestioni non sempre pronte, da tutte le parti.
Ma gustiamoci il filmato pubblicitario del festival di fumetto con la bellissima mascotte-marchio il Fauve di Lewis Trondheim: 



Angoulême resta l'evento più importante e probabilmente imperdibile per certi incontri e per annusare le uscite del fumetto in Francia.
Ci saremo l'anno prossimo.
Se però qualcuno di voi amici, autori e lettori è là, ci racconti. Noi seguiremo da lontano, e speriamo nuove notizie portino rinnovamento al fumetto.

mercoledì 23 gennaio 2013

Non andiamo ad ANGOULÊME - 1



... non ci saremo, no, al più importante e grande festival del fumetto.
Impossibile programmare il viaggio quest'anno, per noi ComicOut, nati solo11 mesi fa, sia per i costi che per l'organizzazione.
Un po' ci mancherà.
Quest'anno è cambiata una cosa, al Festival. L'elezione del Grand Prix (al quale l'anno dopo viene dedicata una grande mostra e viene affidata la presidenza del festival). Su 16 candidati la votazione finale (con un ballottaggio ancora della Giuria ufficiale) viene pubblicizzata e affidata agli autori presenti al festival. Curioso sistema, che dà voce a chi c'è. Perché? La motivazione popolare si infrange su questo scoglio di "presenza" in piazza... chi c'è ha più peso (dunque venite ad Angoulême anche per votare?).
Ecco i 16:

Interessante la reazione, molto chiara e onesta,  di Manu Larcenet, che sul suo sito  spiega perché non votarlo. Prega di non votarlo. Perché bisgna votare il suo Maestro: Cosey, perché è un autore che ha provato che il fumetto non è solo avventura extragalattica e donne nude, ma ha innalzato il medium fumetto, passo a passo, senza vantarsi.
D'accordo o no, per chi votare, Larcenet ha fatto una bella mossa, su cui ci sarebbe da parlare, per il valore dei premi.
Ma se siete curiosi ecco qui il link per scoprire tutti i Grand Prix fino ad oggi. 
Posso solo aggiungere che certi Grand Prix hanno reso molto divertente e interessante il festival dell'anno dopo! 
Altre notizie nei prossimi giorni.
 

mercoledì 16 gennaio 2013

Dove sta il problema?


Nelle edicole?
O a monte?
Di certo le edicole stanno chiudendo. Altre passano (immagino a poco prezzo) in mano a gestori che non ne sanno.
Il problema ultimo sono gli edicolanti, ma prima viene altro.
Tanto che gli edicolanti oggi sono scesi in piazza.
Qui approfondite.



E vedrete che il problema sono anche i disributori, che non sono i malvagi, anche loro chiudono da qualche hanno, o falliscono per meglio dire.
E gli editori alle loro spalle? Quanta responsabilità deve prendersi ognuno, o non è forse arrivato il momento di ridiscutere le cose?
Occorre cambiare qualcosa. Il sistema non regge più, non si tratta di protestare se ci saranno edicole nei centri Coop, probabilmente pagare prima le riviste è un serio problema, oggi,  e lo sono il fatto che vengano imposte riviste che non vendono (come dicono gli edicolanti), ma anche la morte per le riviste a tiratura bassa e non esposte o rispedite subito in resa, dicono gli editori.
Tempo fa ho chiesto agli edicolanti di parlare. Una sola edicolante mi ha scritto.
Lo ripeto, vogliamo cominciare a parlarne qui?
La mail è questa.
La discussione è aperta a distributori, lettori, autori, editore, oltre che agli edicolanti. Grazie

E chissà come diventeranno le edicole domani...