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mercoledì 15 maggio 2013
Vento di crisi...
Come segnalano alcuni lettori affezionati e anche (su FaceBook) Luigi Bernardi, «Linus» di maggio non è uscito.
Fare un giornale è un po' come far un aquilone, poi bisogna farlo volare. Sembra facile, un gioco da bambini, ma Charlie Brown sa che non è così.
Se non c'è il vento occorre essere davvero molto bravi.
Il vento di questi tempi tira sì, ma a buttare a terra molti aquiloni. Molti lavori e molti libri, giornali e quant'altro.
Per ora sappiamo solo che il «Linus» di maggio non uscirà proprio. Non si tratta di un ritardo, ma di un "salto" di mese, per "cause tecniche".
E speriamo sia così.
La testata da molto tempo ha perso tanti autori italiani per questioni economiche. Le strisce americane però garantiscono un buon riempitivo di pagine, di qualità. Non possiamo dimenticare che su quella testata abbiamo scoperto i Peanuts, ma anche Doonsebury e più tradi Calvin e Hobbes, solo per fare una scelta di strip limitatissima. Il «Linus»che accoglieva grandi autori come Crepax, che fece fare il passo adulto a Toppi, Battaglia e Pratt, o che diede spazio ad esordienti (quali la sottoscritta che qui firma il post) e con «Alter» pubblicò i nomi grandi di quegli anni, da Altan a Manara, da Pazienza a Mattotti e i Valvoline, quel «Linus» che ha rivelato poi Staino e poi Matticchio e sento che dimentico nomi che non dovrei omettere, ma sono troppi. Quel «Linus» non esiste più da molto tempo.
Ma se chiudesse, se l'editore non avesse più la forza e la crisi avesse vinta anche su questa testata (ma fors enon solo la crisi, l'evoluzione dei tempi e delle edicole, forse anche al gestione stessa).
Attendiamo giugno? Attendiamo ciligie e il nuovo numero, se ci sarà.
Aspettiamo che il vento cambi, come diceva Mary Poppins, o forse dovremmo cercare di cambiarlo noi, e costruire nuovi aquiloni.
mercoledì 20 marzo 2013
Comicità, politica e religione...
Un semplice post di segnalazione.
Segnalazione che può far pensare.
Non riguarda solo il fumetto, riguarda la comicità.
La comicità è stata, alle origini, la base del fumetto. Dalle prime storie ancora non considerate "comics" ai primi balloons. Poi, mentre i ragazzini terribili facevano ridere piccoli e grandi sono arrivati personaggi più sognanti e poi l'avventura.
Per dire insomma che la comicità è alla base di tanto fumetto e anche di tanta comunicazione di massa.
E la comicità può essere aggressiva, politica e dirompente... o tranquilizzante.
Ho trovato a pochi minuti di distanza due post interessanti, che hanno in comune la comicità.
Uno parla di fumetto e religione, l'altro di politica.
Aggiungere qualcosa mi pare inutile.
Leggeteli.
Fumettologicamente (Matteo Stefanelli)
Volare è potare (Francesco Lanza)
Non penso portino verità assolute, ma certamente ci fanno aprire gli occhi sul mondo in cui viviamo. Dove essere contro è facile e spesso si risolve in piccoli post o in tuit, dove spesso perdiamo il senso della proporzione e la nostra misura o quella degli altri. E la comicità è un'arma potente.
Ecco, aggiungo solo questo.
La comicità, l'ironia più dirompente è quella che vede se stessi travolti dal gioco (auto)ironico, come ha fatto Makkox, come fa soprattutto Zerocalcare (che, tra parentesi, torna su il Romoletto con un'anteprima).
Posto però questa vignetta di Altan, adatta a quanto detto in queste righe.
Penso dovremmo armarci di autoironia, che è una formadi autocritica, utile sia nel fumetto che nella politica e dunque nella vita.
Segnalazione che può far pensare.
Non riguarda solo il fumetto, riguarda la comicità.
La comicità è stata, alle origini, la base del fumetto. Dalle prime storie ancora non considerate "comics" ai primi balloons. Poi, mentre i ragazzini terribili facevano ridere piccoli e grandi sono arrivati personaggi più sognanti e poi l'avventura.
Per dire insomma che la comicità è alla base di tanto fumetto e anche di tanta comunicazione di massa.
E la comicità può essere aggressiva, politica e dirompente... o tranquilizzante.
Ho trovato a pochi minuti di distanza due post interessanti, che hanno in comune la comicità.
Uno parla di fumetto e religione, l'altro di politica.
Aggiungere qualcosa mi pare inutile.
Leggeteli.
Fumettologicamente (Matteo Stefanelli)
Volare è potare (Francesco Lanza)
Non penso portino verità assolute, ma certamente ci fanno aprire gli occhi sul mondo in cui viviamo. Dove essere contro è facile e spesso si risolve in piccoli post o in tuit, dove spesso perdiamo il senso della proporzione e la nostra misura o quella degli altri. E la comicità è un'arma potente.
Ecco, aggiungo solo questo.
La comicità, l'ironia più dirompente è quella che vede se stessi travolti dal gioco (auto)ironico, come ha fatto Makkox, come fa soprattutto Zerocalcare (che, tra parentesi, torna su il Romoletto con un'anteprima).
Posto però questa vignetta di Altan, adatta a quanto detto in queste righe.
Penso dovremmo armarci di autoironia, che è una formadi autocritica, utile sia nel fumetto che nella politica e dunque nella vita.
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