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domenica 2 febbraio 2014

Angoulême 2014 - 2

Angoulême, giornata finale... in attesa alle 16 dei premi e del Grand Prix, atteso nonostante le polemiche:
Lo si gioca tra 3 grandi nomi: Alan Moore (sceneggiatore e creatore di “Watchmen”, “V for  Vendetta”...), il padre di “Calvin et Hobbes”, Bill Watterson  e il grande mangaka Katsuhiro Otomo (“Akira” solo per dire un'opera).
Un inglese, un americano e un giapponese, cosa rara, visto che i nomi del Grand prix du Festival d’Angoulême (il vincitore ogni volta è presidente dell'edizione successiva) è stato raramente dato ad autori non  della scuola franco-belga, solo 5 volte, a 3 americani: Will Eisner (1975), Robert Crumb (1999) e Art Spiegelman (2011), un italiano: Hugo Pratt (1988) et l’argentino José Muñoz (2007).
Quale straniero vincerà?
Voi che dite?

Aggiornamento! Watterson!



Nell'attesa un'annotazione di ieri sera, sempre da Andrea Musso... per l'occasione inviato speciale :)



«L'interesse per il fumetto non è in dubbio quando si cammina per questa città.
Entrare nei padiglioni mostra subito allo spettatore una certezza, non potrai mai vedere tutto, non sfoglierai mai nemmeno lontanamente tutte queste pagine in quattro giorni, ma nemmeno vedrai tutte le copertine. Per questo, per la sopravvivenza dello spettatore, ci si affida all'istinto che segue una sensazione, un dettaglio minuscolo che può fermare un attimo questo movimento brulicante per trasportare il lettore in un altra dimensione. Un colpo di fulmine che si ha per il fumetto giusto, non una scelta ma proprio un flash.
Qui scatta il dramma, perché se fra gli stand del "nuovo mondo" con le produzioni più piccole avvicinare l'autore per un autografo con dedica è un'operazione fattibile e amichevole, farlo negli stand enormi dei grandi editori diventa una fatica immane. File di teste che i più alti vedono dall'alto, fortuna loro, e che metterebbero alla prova la passione di chiunque. L'amore per un autore e una storia deve superare una sorta di prova mitologica, la sconfitta del caldo e del male ai piedi dopo una giornata a camminare da una parte all'altra della città.
Per non parlare degli altri eventi, concerti, tavole rotonde, mostre e appuntamenti off che la voce in filodiffusione ci ricorda continuamente anche per le strade. La sensazione di perdersi tutto quello che succede e, contemporaneamente, di aver ampiamente superato il limite di quel che era possibile seguire per un maratoneta.

Quando fa buio la borsa pesa il doppio rispetto alla mattina, il prezioso bottino profuma di colla e inchiostro fresco e alla fine un artista ci ha fatto un regalo indimenticabile. Non tanto il capolavoro dipinto nella prima pagina di un libro ma il ricordo di quando l'ha realizzato li, sul momento per noi.
Non resta che ritrovarsi con gli amici per bere una birra e riposarsi un attimo prima di cena, i locali son pieni e l'atmosfera è quella di una gioia appagata. Sedersi fra un'amica che vive qui, un'altra che vuole entrare in questo mondo e realizza i primi disegni e un amico autore garantisce il giusto mix di entusiasmo, voglia di raccontare e mostrare le foto "trofeo". Capita poi che l'autore con cui si è posato sia li accanto, seduto a bere una birra in compagnia, riconosca un collega e si attacchino i tavoli, saltino fuori progetti, complimenti, conoscenze in comune e qualche piccolo regalo in originale. Questa volta senza fare nessuna coda, senza nulla a dividere appassionati e autori. Forse questo è il motivo che rende questo festival meraviglioso, questo alla fine il sapore più bello e profondo.
E il bello deve ancora cominciare, amici dell'undergroud fanno una festa e forse c'è un aperitivo alla casa dell'autore. Le gambe si sono riposate, andiamo».


venerdì 31 gennaio 2014

Angoulême 2014 - 1

Inizia qua il nostro aggiornamento in diretta da Angoulême, la più importante manifestazione europea del fumetto, che unisce aspetti esclusivamente culturali, mostre, incontri, a quello di mercato. Quasi tutti gli editori francesi, piccoli, grandi o alternativi, sono presenti a questa manifestazione con stand pieni di novità e autori chini sulle dediche.  Una manifestazione in cui si recano autori ed editori da tutta europa, per vendere o comprare, fumetti e diritti. 
Quest'anno non siamo andati di persona, troppe cose da fare qua, e poche, al momento, da rendere utile un viaggio impegnativo. Mentre ci organizziamo per il 2015, preparando volumi e iniziative interessanti anche fuori dai nostri confini, vogliamo però essere aggiornati e seguire dal vivo quello che accade nella cittadina ormai patria del fumetto europeo.

In attesa di tradurvi un documento di critica e che può aprire discussioni su dove stia andando Angoulême  bédé, e rimandandovi QUI all'articolo di Matteo Stefanelli, pubblicato un anno fa su «Scuola di Fumetto»,  dopo la manifestazione 2013, ecco che ci affidiamo al nostro inviato oltralpe, l'illustratore Andrea Musso, che parte raccontandoci la mostra più importante e attesa della manifestazione (e non dimentichiamo che siamo nel 2014, a 100 anni dallo scoppio, in Francia, della Prima Guerra Mondiale).


Quando a fine giornata arrivi alla mostra di Tardi pensi di aver visto molto durante un giorno intero ad Angoulême, fra autori al lavoro, novità asiatiche e giovani alternativi. Poi la semplicità della prima guerra mondiale ti copisce in faccia fin dall'ingresso con una gigantografia in bianco e nero di un panorama di un campo di battaglia, ti pare di vedere la forza di un racconto e di un segno fusi insieme.
Questa sorta di "Guccini del fumetto", che dal video si racconta con semplicità, puoi godertelo con gli originali in bianco e nero affiancati insieme alla versione colorata a mano, sempre due a due, con ordine pulito che nulla ha a che fare con bombe e trincee. 

L'allestimento, che richiama esso stesso una trincea dove cammini fin da subito, lo trovi geniale e intelligente, poi inquietante con le sue luci soffuse. 


Ti perdi nei panorami in 16:9 cinematografici che, senza effetti speciali, ti scavano dentro con i loro dettagli così perfetti e mai artefatti. Senti puzza, merda e sangue, paura e fumo. Passi dalla bellezza sublime dei riflessi nelle pozzanghere, con le auto d'epoca, a soldati senza faccia, corpi che esplodono, persone ritrovate a metà in pose innaturali.
Dopo tanti film sulla guerra questo è l'unico lavoro che possa trasmettere una vera sensazione di quello che la guerra può essere stata, una visione cruda e fredda sia che riprenda ugualmente cannoni di metallo, perfettamente disegnati, oppure l'espressione di un volto di persone allo stremo. Un equilibrio impossibile fra arte e macelleria che tocca momenti davvero unici. La quantità del materiale è tale da lasciare lo spettatore offuscato e convinto che nulla, in realtà, si è ripetuto o era di troppo.
La dolce sensazione che null'altro quel giorno valeva questa visita, la dura sensazione che mai si potrà lavorare ancora a questo livello.

Almeno non io…
Merda, non la dovevo vedere questa mostra.




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