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giovedì 24 gennaio 2019

Verso Angoulême

Mentre abbiamo chiuso un nuovo libro (bellissimo) di due autori francesi, che domani verrà dato alle stampe, siamo con la valigia in mano per l'annuale appuntamento con la bande dessinée.

Angoulême è il più importante festival europeo per incontri e scambi... belel mostre, tanti amici, una città accogliente... neve e gelo? ci scalderemo bevedo bordeaux!
E vi racconteremo tutto al ritorno.
Intanto vi segnaliamo che il Gran Prix di quest'anno è una importante autrice giapponese... lo so, sa un po' di exusatio petita da due anni...
ma tant'è, vedremo come apparirà nelle mostre il prossimo anno RUMIKO TAKAHASHI!
su fumettologica un po' di infoRisultati immagini per rumiko takahashi manga 
e  noi per quest'anno godiamoci Corben!
 
ci sentiamo lunedì!

domenica 2 febbraio 2014

Angoulême 2014 - 2

Angoulême, giornata finale... in attesa alle 16 dei premi e del Grand Prix, atteso nonostante le polemiche:
Lo si gioca tra 3 grandi nomi: Alan Moore (sceneggiatore e creatore di “Watchmen”, “V for  Vendetta”...), il padre di “Calvin et Hobbes”, Bill Watterson  e il grande mangaka Katsuhiro Otomo (“Akira” solo per dire un'opera).
Un inglese, un americano e un giapponese, cosa rara, visto che i nomi del Grand prix du Festival d’Angoulême (il vincitore ogni volta è presidente dell'edizione successiva) è stato raramente dato ad autori non  della scuola franco-belga, solo 5 volte, a 3 americani: Will Eisner (1975), Robert Crumb (1999) e Art Spiegelman (2011), un italiano: Hugo Pratt (1988) et l’argentino José Muñoz (2007).
Quale straniero vincerà?
Voi che dite?

Aggiornamento! Watterson!



Nell'attesa un'annotazione di ieri sera, sempre da Andrea Musso... per l'occasione inviato speciale :)



«L'interesse per il fumetto non è in dubbio quando si cammina per questa città.
Entrare nei padiglioni mostra subito allo spettatore una certezza, non potrai mai vedere tutto, non sfoglierai mai nemmeno lontanamente tutte queste pagine in quattro giorni, ma nemmeno vedrai tutte le copertine. Per questo, per la sopravvivenza dello spettatore, ci si affida all'istinto che segue una sensazione, un dettaglio minuscolo che può fermare un attimo questo movimento brulicante per trasportare il lettore in un altra dimensione. Un colpo di fulmine che si ha per il fumetto giusto, non una scelta ma proprio un flash.
Qui scatta il dramma, perché se fra gli stand del "nuovo mondo" con le produzioni più piccole avvicinare l'autore per un autografo con dedica è un'operazione fattibile e amichevole, farlo negli stand enormi dei grandi editori diventa una fatica immane. File di teste che i più alti vedono dall'alto, fortuna loro, e che metterebbero alla prova la passione di chiunque. L'amore per un autore e una storia deve superare una sorta di prova mitologica, la sconfitta del caldo e del male ai piedi dopo una giornata a camminare da una parte all'altra della città.
Per non parlare degli altri eventi, concerti, tavole rotonde, mostre e appuntamenti off che la voce in filodiffusione ci ricorda continuamente anche per le strade. La sensazione di perdersi tutto quello che succede e, contemporaneamente, di aver ampiamente superato il limite di quel che era possibile seguire per un maratoneta.

Quando fa buio la borsa pesa il doppio rispetto alla mattina, il prezioso bottino profuma di colla e inchiostro fresco e alla fine un artista ci ha fatto un regalo indimenticabile. Non tanto il capolavoro dipinto nella prima pagina di un libro ma il ricordo di quando l'ha realizzato li, sul momento per noi.
Non resta che ritrovarsi con gli amici per bere una birra e riposarsi un attimo prima di cena, i locali son pieni e l'atmosfera è quella di una gioia appagata. Sedersi fra un'amica che vive qui, un'altra che vuole entrare in questo mondo e realizza i primi disegni e un amico autore garantisce il giusto mix di entusiasmo, voglia di raccontare e mostrare le foto "trofeo". Capita poi che l'autore con cui si è posato sia li accanto, seduto a bere una birra in compagnia, riconosca un collega e si attacchino i tavoli, saltino fuori progetti, complimenti, conoscenze in comune e qualche piccolo regalo in originale. Questa volta senza fare nessuna coda, senza nulla a dividere appassionati e autori. Forse questo è il motivo che rende questo festival meraviglioso, questo alla fine il sapore più bello e profondo.
E il bello deve ancora cominciare, amici dell'undergroud fanno una festa e forse c'è un aperitivo alla casa dell'autore. Le gambe si sono riposate, andiamo».


venerdì 31 gennaio 2014

Angoulême 2014 - 1

Inizia qua il nostro aggiornamento in diretta da Angoulême, la più importante manifestazione europea del fumetto, che unisce aspetti esclusivamente culturali, mostre, incontri, a quello di mercato. Quasi tutti gli editori francesi, piccoli, grandi o alternativi, sono presenti a questa manifestazione con stand pieni di novità e autori chini sulle dediche.  Una manifestazione in cui si recano autori ed editori da tutta europa, per vendere o comprare, fumetti e diritti. 
Quest'anno non siamo andati di persona, troppe cose da fare qua, e poche, al momento, da rendere utile un viaggio impegnativo. Mentre ci organizziamo per il 2015, preparando volumi e iniziative interessanti anche fuori dai nostri confini, vogliamo però essere aggiornati e seguire dal vivo quello che accade nella cittadina ormai patria del fumetto europeo.

In attesa di tradurvi un documento di critica e che può aprire discussioni su dove stia andando Angoulême  bédé, e rimandandovi QUI all'articolo di Matteo Stefanelli, pubblicato un anno fa su «Scuola di Fumetto»,  dopo la manifestazione 2013, ecco che ci affidiamo al nostro inviato oltralpe, l'illustratore Andrea Musso, che parte raccontandoci la mostra più importante e attesa della manifestazione (e non dimentichiamo che siamo nel 2014, a 100 anni dallo scoppio, in Francia, della Prima Guerra Mondiale).


Quando a fine giornata arrivi alla mostra di Tardi pensi di aver visto molto durante un giorno intero ad Angoulême, fra autori al lavoro, novità asiatiche e giovani alternativi. Poi la semplicità della prima guerra mondiale ti copisce in faccia fin dall'ingresso con una gigantografia in bianco e nero di un panorama di un campo di battaglia, ti pare di vedere la forza di un racconto e di un segno fusi insieme.
Questa sorta di "Guccini del fumetto", che dal video si racconta con semplicità, puoi godertelo con gli originali in bianco e nero affiancati insieme alla versione colorata a mano, sempre due a due, con ordine pulito che nulla ha a che fare con bombe e trincee. 

L'allestimento, che richiama esso stesso una trincea dove cammini fin da subito, lo trovi geniale e intelligente, poi inquietante con le sue luci soffuse. 


Ti perdi nei panorami in 16:9 cinematografici che, senza effetti speciali, ti scavano dentro con i loro dettagli così perfetti e mai artefatti. Senti puzza, merda e sangue, paura e fumo. Passi dalla bellezza sublime dei riflessi nelle pozzanghere, con le auto d'epoca, a soldati senza faccia, corpi che esplodono, persone ritrovate a metà in pose innaturali.
Dopo tanti film sulla guerra questo è l'unico lavoro che possa trasmettere una vera sensazione di quello che la guerra può essere stata, una visione cruda e fredda sia che riprenda ugualmente cannoni di metallo, perfettamente disegnati, oppure l'espressione di un volto di persone allo stremo. Un equilibrio impossibile fra arte e macelleria che tocca momenti davvero unici. La quantità del materiale è tale da lasciare lo spettatore offuscato e convinto che nulla, in realtà, si è ripetuto o era di troppo.
La dolce sensazione che null'altro quel giorno valeva questa visita, la dura sensazione che mai si potrà lavorare ancora a questo livello.

Almeno non io…
Merda, non la dovevo vedere questa mostra.




Su Face Book potrete seguirci anche per informazioni più rapide e brevi.

martedì 5 febbraio 2013

Non siamo andati ad Angoulême - 4


Visto che non ci siamo andati, noi di Angoulême 2013 possiamo dire pochetto...


C'è stata polemica sul vincitore, Willem, con presunta votazione "popolare" deformata dalla giuria... ma è già sucesso altre volte. In caso di pochi voti di differenza ci si è affidati ai premi speciali: questa volta a Akira Toriyama.
Voci di abitués, professionisti che vanno tutti gli anni a godersi un bagno di fumetto,  riportano che questa edizione fosse in tono minore.
Ecco i quesiti che rivolgo a chi ci è andato:
Tono minore perché meno pubblico e uscite meno interessanti, insomma un calo del settore?
Tono minore perché la crisi economica fa stringere su tutto, allestimenti, edizioni, mostre, acquisti?
Tono minore perché la vecchia e gloriosa mostra a 40 anni le prime rughe e segni di cedimento?
È invecchiato il sistema, il meccanismo stesso, o la mostra si è gonfiata in troppe direzioni?

I quesiti sono interessanti perché non si fermano al caso Angoulême, ovviamente coinvolgono diverse questioni sul fumetto e sulle fiere e sui festival.

In primo, autorevole e acuto testimone è Claudio Curcio, fondatore e direttore di Napoli Comicon, dunque di una storica fiera italiana, ora anche casa editrice:
 «Quest'edizione mi è sembrata un'edizione di passaggio, sotto molti punti di vista: per motivi tecnici, come la fine del lavoro del direttore artistico Benoît Mouchart (che diventerà direttore editoriale di Casterman) o l'adozione di una nuova procedura (con polemiche annesse) per la scelta del Grand Prix, ma soprattutto perché mi sembra evidente che tutto il progetto del festival sia arrivato a un punto in cui alcune linee guida, che si seguono da 40 anni praticamente, cominciano a dare segni di stanchezza e che le polemiche stiano prendendo un po' troppo il sopravvento sullo stesso programma.

Polemiche tra l'associazione fondatrice del festival (con la città che lo ospita) e la società che lo gestisce (grazie a un contratto decennale che scadrà ne 2017), polemiche tra la direzione del festival e quella del Centro Nazionale del Fumetto e dell'Immagine (CNBDI, cioè il vecchio Museo del Fumetto, e questo ci mostra come tutto il mondo è paese), polemiche tra i grandi editori e i piccoli sulla visibilità e l'importanza data alle rispettive pubblicazioni (nel programma delle attività come nella selezione dei libri da premiare) e infine la polemica in seno all'accademia dei Grand Prix con i fautori dell'apertura al nuovo (capitanati da Lewis Throndeim), che nel cercare con troppa veemenza di far votare autori giapponesi, stranieri o in generale più moderni come produzione ottengono l'effetto contrario di far arroccare i "vecchi" su posizioni che si potrebbero definire conservatrici (salvo scoprire che Willem aveva ricevuto più voti di tutti dagli autori accreditati).
Se ci mettiamo il fatto che la crisi ha colpito anche la Francia (e quindi meno soldi per gli allestimenti scenografici, le attività e le presenze, di professionali e di pubblico) e il fatto che a causa della guerra in Mali e il conseguente piano di sicurezza, si dovesse essere quasi perquisiti all'ingresso di ogni padiglione (con conseguenti file ancora più lunghe del solito), è chiaro come questa edizione tutto sembrasse fuorché la celebrazione gioiosa di 40 anni di attività del più importante festival europeo (e forse non solo) di Fumetto.

Per finire, una nota positiva, perché mi è sembrato che dal punto di vista creativo l'offerta fosse come sempre ottima e ben assortita, come se la passione della maggior parte degli autori (siano essi esordienti o accreditati) fosse in qualche modo refrattaria alle tante polemiche. Insomma, è stato un festival come sempre molto stimolante, almeno per me, in attesa di una 41ma edizione che immagino con molti cambiamenti».


Oggi che significato può avere una fiera di fumetto? In che direzione si evolve? E il fumetto stesso quanto può influenzare, con la sua evoluzione, le manifestazioni a lui dedicate?
Rilancio dunque la palla non solo ai testimoni di Angoulême, ma anche a chi lavora nelle fiere e manifestazioni italiane.

giovedì 31 gennaio 2013

Non andiamo ad ANGOULÊME- 3



Non ci siamo, che Angoulême è già iniziata e noi siamo qua.
Abbiamo però uno sguardo attento sulla 40esimo Festival Internazionale de la Bande Dessinée. Un compleanno importante.
Come detto, tra qualche cambiamento e alcune polemiche, la più importante aver negato il pass a un noto giornalista, che pin passato aveva spesso fatto notare le pecche del Festival. Potete seguire l'affaire Didier Pasmonik su afNews e se volete sostenerlo su FaceBook.
Altre ombre? La concorrenza di cui Art Neuf, di cui ha parlato Matteo Stefanelli, che speriamo ci aggiornerà presto  anche riguardo al Festival di Angoulême...
Crisi o rilancio? Cambiamento di rotta?
Più un Festival per i fan e i lettori, o piuttosto luogo di cultura e incontri anche per autori ed editori?
Questa domande non si riferiscono solo ad Angoulême, ma alle scelte che devono compiere Festival e Fiere del fumetto, anche da noi.

Ecco come seguire da lontano il Festival:
Magari con un riassunto dei fatti qui e, perché no, con una carrellata sui suoi precedenti Grand Prix, qui (i filmati sono firmati Benoît Peeters, un grande sceneggiatore e studioso del fumetto) e qua quello su Blutch...





 




Dalla Francia partono molti influssi sul fumetto europeo, dunque occhi aperti sul Festival 40enne!
A presto.

giovedì 24 gennaio 2013

Non andiamo ad Angoulême - 2

Bisogna esserci ad Angoulême? Forse sì. Non esserci ci manca, ma anche ci solleva.
È un bell'impegno.
Smetto il plurale dell'Associazione e parlo al singolare di Laura Scarpa.
Le prime volte che andai ad Angoulême era più di 20 anni fa. Credevo fino a pochi minuti fa, che il mio ricordare i primi 10 anni come migliori dei successivi, fosse dovuto alla mia leggerezza nel viaggio e alla novità, alla giovinezza. Non è esattamente così, la mia memoria coincide con cambiamenti.
Le mostre meno ricche di fantasia e senso del magico, il museo che allora nasceva, con uno sviluppo divertente e didattico, ormai spostato e maggiormente ricco, ma apparentemente più dispersivo. E poi la mostra è sempre più grande e piena e dunque caotica, il successo è bello ma si paga.

Intanto segnalo (e parzialmente traduco) un blog che ho visto grazie a Matteo Stefanelli
10 anni fa la fiera francese era più bella non solo per me...
"Avec près de 1500 auteurs accrédités (très peu sont invités par le festival), leur logement, leur défraiement, la gestion des séances de dédicace, le coût du stand, la gestion du personnel et des stocks que cela implique, tout cela coûte un pont aux éditeurs qui doivent gérer une multitude de contingences annexes : les relations avec la presse, avec les éditeurs étrangers, avec les sollicitations des nouveaux auteurs qui viennent avec leur dossier sous le bras..."
Con 1500 autori accreditati (ma ben pochi sono inviatati dal Festival), molte spese complesse di stand viaggio pernottamento ecc. ecc. per gli ediotri diventa estremamente costoso. Non solo Dupuis è assente, ormai da anni. 
I giorni sono divisi tra accoglienza del grande pubblico, incontri e scambi con la stampa, di compra/vedita tra editori e agenti e incontri con nuovi autori... 
 La grande fatica sembra a volte scontrarsi con gestioni non sempre pronte, da tutte le parti.
Ma gustiamoci il filmato pubblicitario del festival di fumetto con la bellissima mascotte-marchio il Fauve di Lewis Trondheim: 



Angoulême resta l'evento più importante e probabilmente imperdibile per certi incontri e per annusare le uscite del fumetto in Francia.
Ci saremo l'anno prossimo.
Se però qualcuno di voi amici, autori e lettori è là, ci racconti. Noi seguiremo da lontano, e speriamo nuove notizie portino rinnovamento al fumetto.

mercoledì 23 gennaio 2013

Non andiamo ad ANGOULÊME - 1



... non ci saremo, no, al più importante e grande festival del fumetto.
Impossibile programmare il viaggio quest'anno, per noi ComicOut, nati solo11 mesi fa, sia per i costi che per l'organizzazione.
Un po' ci mancherà.
Quest'anno è cambiata una cosa, al Festival. L'elezione del Grand Prix (al quale l'anno dopo viene dedicata una grande mostra e viene affidata la presidenza del festival). Su 16 candidati la votazione finale (con un ballottaggio ancora della Giuria ufficiale) viene pubblicizzata e affidata agli autori presenti al festival. Curioso sistema, che dà voce a chi c'è. Perché? La motivazione popolare si infrange su questo scoglio di "presenza" in piazza... chi c'è ha più peso (dunque venite ad Angoulême anche per votare?).
Ecco i 16:

Interessante la reazione, molto chiara e onesta,  di Manu Larcenet, che sul suo sito  spiega perché non votarlo. Prega di non votarlo. Perché bisgna votare il suo Maestro: Cosey, perché è un autore che ha provato che il fumetto non è solo avventura extragalattica e donne nude, ma ha innalzato il medium fumetto, passo a passo, senza vantarsi.
D'accordo o no, per chi votare, Larcenet ha fatto una bella mossa, su cui ci sarebbe da parlare, per il valore dei premi.
Ma se siete curiosi ecco qui il link per scoprire tutti i Grand Prix fino ad oggi. 
Posso solo aggiungere che certi Grand Prix hanno reso molto divertente e interessante il festival dell'anno dopo! 
Altre notizie nei prossimi giorni.